Se è vero che tutto di noi comunica anche quando non parliamo, ed anche quando non abbiamo la volontà di comunicare alcunché, possiamo dire che non sempre questo significhi entrare realmente in contatto con qualcuno.
Lo sappiamo tutti che non basta parlare per capirsi, e non basta convivere fianco a fianco per creare un reale rapporto.
Nella mia esperienza fino ad ora, il punto di contatto in ogni rapporto parte da uno spazio vuoto dentro di me, vuoto che inizia dal silenzio della mente.
A volte, si crea questo contatto con un “altro” quando non conosco ancora molto di lui/lei. Entrare in contatto – nel mio caso – ha a che vedere con una spontanea apertura dei sensi per percepire quanto possibile del mondo altrui.
Negli anni, ho cercato di accompagnare e conoscere questa possibilità, sia per non essere invadente, sia per non entrare in terre dove non desidero entrare.
Un essere umano è per me, al tempo stesso, parte del mio stesso mondo, ed un pianeta nuovo, ovvero parte di una medesima natura umana, ed espressione unica di una vita di cui non so nulla. Penso a quante volte mi è capitato di credere di aver capito qualcosa, per poi constatare di non aver compreso/conosciuto aspetti fondamentali delle persone che ho incontrato.
Tuttavia, vedo questa vita come un magnifico viaggio nel quale conto di imparare ad imparare.
Cosa c’entra questo con il mio lavoro? Secondo me parecchio.
Diventare vuoti e vigili
Ogni cliente è un pianeta nuovo. Se non rimango in ascolto, a poco valgono tutti i metodi di indagine del mondo. Intendo dire che ogni metodo di lavoro, credo debba partire dal cercare un contatto unico con chi abbiamo di fronte, e prima ancora con il fatto di “diventare vuoti e vigili”, per comprendere davvero qualcosa.
Siamo strumenti
Alla fine, credo che ogni professionista che opera per il benessere delle persone a qualsiasi titolo, sia fondamentalmente uno strumento. Può credere di essere l’artefice di mille cambiamenti ma, per quanto si impegni, io credo che gran parte del lavoro la faccia il cliente e gran parte sia frutto di “una congiunzione perfetta” nella quale lui – il terapeuta – mette del suo meglio, in un momento propizio ed in una fase della vita del cliente nella quale lui desidera realmente iniziare un percorso per avvicinarsi a sé.